La Basilica di Galliano

Il complesso monumentale di Galliano sorge nell’omonima località della città di Cantù, in una zona di colline moreniche, in suggestivo isolamento al sommo di un declivio erboso.
Dell’ originario insediamento nulla è dato conoscere; gli scavi archeologici hanno, invece, portato alla luce reperti di età romana, soprattutto are e lapidi, che testimoniano come il luogo fosse dedicato al culto pagano.

A queste epigrafi pagane si aggiunsero, a partire dal V - VI sec. d.C., epigrafi cristiane, che attestano l’esistenza di un edificio paleocristiano.Dell’originaria chiesa paleocristiana rimane parte del pavimento a piastrelle bianche e nere, reimpiegate nel presbiterio, i resti di una parasta in facciata, a sinistra della porta centrale, e la ghiera sopra l’otturato ingresso laterale.

Attorno all’ VIII secolo sono datate le reliquie rinvenute nella colonnina centrale della mensa. Il ritrovamento avvenne nel 1801 all’atto della sconsacrazione della basilica, in sacchetti avvolti in una pergamena; ogni sacchetto presentava frammenti di papiro recante il nome del santo al quale appartenevano le reliquie: su uno si leggeva il nome di San Vincenzo. Dopo la sconsacrazione la basilica divenne una casa colonica e solamente a partire dal 1909, dopo l’acquisto da parte del comune di Cantù, il complesso riacquisì l’originaria importanza e funzione.

L'attuale costruzione

L’attuale costruzione risale ai secoli X-XI. Il corpo longitudinale dell’edificio è suddiviso in tre navate di cui quella meridionale, abbattuta nell’Ottocento quando la chiesa fu venduta a privati e trasformata in casa colonica, ripropone un modulo tardo antico che potrebbe risalire al X secolo. Tale datazione è, inoltre, supportata in facciata dalla assenza di decorazioni, dalla disposizione asimmetrica delle finestre e dal tipo di muratura formata da grossi ciottoli uniti da abbondante malta.

Soluzione totalmente diversa caratterizza l’abside centrale. La muratura è ordinata in corsi di ciottoli regolari e vi è l’uso, nelle lesene, di conci ben squadrati; la decorazione ad archeggiature cieche rette dalle lesene che orna la superficie muraria absidale è un motivo decorativo che preannuncia lo stile romanico. L’intervento di Ariberto da Intimiano, custode della basilica, avvenne a seguito del ritrovamento delle spoglie di alcuni presbiteri - Adeodato, Manfredo, Ecclesio e Savino - e riguardò non solo la struttura dell’edificio ma anche l’interno della chiesa.

L'interno

L’interno è diviso in tre navate da tozzi pilastri archivoltati e vi domina il presbiterio sopraelevato. Qui si conserva uno dei più importanti cicli ad affresco di età Ottoniana, eseguito molto probabilmente attorno al 1007, anno in cui Ariberto consacra la basilica.

Nel catino absidale è raffigurato Cristo nella mandorla con Geremia ed Ezechiele, ai lati, dietro ai quali si trovano gli arcangeli Michele e Gabriele seguiti da due gruppi di santi. La scena identificata con la Visione di Ezechiele ha quale significato quello di affermare la regalità di Cristo, che raggiunge la sua più alta manifestazione nel Giudizio presentato dalla mano destra alzata. Sotto questa scena, in riquadri divisi dalle tre finestre, trova posto un breve ciclo dedicato al martirio di S. Vincenzo, santo a cui è dedicata la chiesa.

La prima scena descrive la cattura e la flagellazione del santo; la seconda la tortura a cui è sottoposto, legato ad una croce e cosparso di piombo fuso versato da un’ anfora rovente, da alcuni carnefici. Il terzo episodio rappresenta il ritrovamento del corpo del martire su una spiaggia e la sua sepoltura; l’ultimo riquadro ospita invece una nicchia, sormontata da un angelo ad ali spalancate, all’interno è presentata una fenice simbolo di immortalità. A fianco dell’angelo è posto Adeodato, il quale si volta per presentare all’apparizione divina il giovane Ariberto che porge il modellino della chiesa che ha fatto restaurare ed affrescare.

Il Battistero

Accanto alla Basilica sorge il Battistero, fatto erigere da Ariberto negli anni attorno al Mille.
Per la costruzione dell’edificio gli artefici si ispirarono al sacello di S.Satiro in Milano, risalente all’IX sec., dal quale fu ripresa la pianta cruciforme. Si tratta, infatti, di un vano quadrato delimitato da quattro pilastri ottagonali angolari e da quattro archi che poggiano su questi, ai quattro lati sono addossate quattro ampie nicchie semicircolari. La nicchia occidentale è aperta per ospitare l’ingresso del battistero, costituito da un locale coperto a crociera, a cui segue un vano più piccolo, rettangolare, che mette in comunicazione con l’interno vero e proprio, e dal quale si dipartono le scale d’accesso ai matronei.

Al centro del battistero è collocato il fonte battesimale ad immersione ricavato da una grossa macina probabilmente usata in una villa rustica romana di cui sono state trovate tracce archeologiche sotto il monumento. Nella mensa è custodita una pietra sacra del VII secolo, detta Chrismon, poiché vi sono incise le iniziali greche del nome di Cristo X e P.
Il battistero è concluso internamente da una cupola ad otto spicchi, a cui corrisponde all’esterno un tiburio ottagono, nel quale si aprono quattro finestrelle di forme diverse, ed è coronato da una serie di archetti ciechi.